Cuccioli


(Disponibile l'inizio e il finale del testo)


Per ottenere il testo completo contattare l'autore (N.B. togliere il nome dell'animale dall'indirizzo)

I diritti d'autore di "Cuccioli" sono protetti e tutelati dalla Soc. S.I.A.E. (Società Italiana degli Autori ed Editori). Le rappresentazioni e pubblicazioni sono soggette a royalty. Ogni richiesta relativa ai diritti d'autore, dovrà essere indirizzata a: S.I.A.E. / Sezione D.O.R. / Viale della Letteratura, 30 / 00144 Roma - Italy - L'autore richiede di essere informato per ogni produzione del presente lavoro - L'autore può essere contattato attraverso la S.I.A.E., o con e-mail (N.B. togliere il nome dell'animale dall'indirizzo)


Classificazione:
Tragicommedia in atto unico.
Riassunto:
"Cuccioli" - Tragicommedia. Liberamente ispirata ad un racconto di M.V.Llosa. 1^ rappresentazione: 28 Marzo 1990 al teatro di Porta Romana di Milano. Testo pubblicato sulla rivista Hystrio N.4/1990.
- "Mi sono seriamente preoccupato un giorno di alcuni anni fa, quando per la prima volta non sono riuscito a trovare parole adatte a spiegare un pensiero. La seconda volta anziché preoccuparmi ho cercato di dare qualche spiegazione ricorrendo ad immagini, poi via via ad odori, a suoni, a colori. Ai numeri mai, questa sono riuscito a scamparla, anche se ne sono stato tentato più volte, vergogna, e lo ammetto. Poi all'improvviso m'è sembrato di capire: spiegare perché? Ho cominciato a nascondere l'esistenza di pensieri inspiegabili, furbetto, cioè a negarli, astuzia, e poi il crollo, a me, pensavo senza dirmelo, dovevo delle spiegazioni, spalle al muro, e riflessione, e preoccupazione. Per esempio, voce orizzontale significa qualcosa? Ma ancora di più, il pensiero è una cosa che si può pronunciare? Altro esempio, il pensiero "Tavolo" quando nasce, che cos'è? E quando muore? ...Calmo, effettivamente devo stare calmo. Certo tutto si può risolvere pronunciando semplicemente "Tavolo", ma siamo sicuri che la nascita del pensiero "Tavolo" volesse solo manifestarsi nelle parola "Tavolo"? E quando nasce un'idea? E quando nasce una storia? Il tavolo, prima di essere tavolo, era un albero, ammettiamo, e prima qualcos'altro, ammettiamo, e quando è diventato albero è stato tagliato e poi lavorato, tagliaboschi, falegname, sega, colla, chiodi, e poi venduto o comprato, famiglia, casa, negozio ...possibile che tutto questo sia solo "Tavolo"? E fin qui va bene, diciamo, ...e un'idea? E una storia? E un'idea per una storia di teatro? E Cuccioli? Ecco Cuccioli, io, non lo so spiegare, vergogna, certo potrei risolvere il tutto raccontando di un gruppo di amici, di un'infanzia, di un avvenimento altamente condizionante, della maturità e anche di ricordi che si fanno presente, o addirittura di presente che si fa ricordo, ma, preoccupazione, non è tutto, e ricorrere ai colori, o a tutto il resto, non serve, no, nemmeno ricorrendo ai numeri, risatina, tanto meno ricorrendo alla non spiegazione, figuriamoci. Allora Cuccioli è molto simile a un pensiero che nasce, attenzione, o che muore... idea! Cuccioli è una sensazione che pronunciandola suona: "Pioggia lunga di Natale" o: "Rimasugli brevi di una fuga", anche se la verità è: "Mescolanze di territori senza mappe", ma la vera verità è che Cuccioli, semplicemente, è un appuntamento, appuntamento?, in un luogo che odora di nulla, Italia?, o di tutto, Africa?, o di un covo, teatro? ...Per complici di pensieri impronunciabili, forse, e, risatina gustosa". (Andrea Jeva).
Personaggi:
MARIO - Ha fra i trentacinque e quarant'anni, porta gli occhiali, è amministratore delegato di una fabbrica di giocattoli
FILIPPO - Ha fra i trentacinque e quarant'anni, è un pittore di discreta fama negli Stati Uniti d'America, è soprannominato "Poppi". Parla con una lieve cadenza meridionale
EZIO - Ha fra i trentacinque e quarant'anni, veste in modo grossolano ma ricercato. E' un imprenditore
FABIO - Ha fra i trentacinque e quarant'anni, è direttore di banca, veste in modo serio
LUISA - Ha fra i trentacinque e quarant'anni, casalinga, veste in modo provocante. E' la moglie di Fabio
MASSIMO - Ha fra i trentacinque e quarant'anni. Vive in Africa
SILVANA - Ha fra i trenta e trentacinque anni. Vive in Africa con Massimo
Durata:
90 minuti circa
Presentazione:
A qualcuno farà forse un curioso effetto vedere gli attori che si sono fatti un nome recitando Naja (di Angelo Longoni) impegnati, sullo stesso palcoscenico, in una novità di un altro giovane autore italiano con caratteristiche radicalmente diverse e una concezione drammaturgica addirittura opposta.
Andrea Jeva, uomo di teatro che esercita il mestiere dell'attore e insieme quello dell'organizzazione, procede infatti anziché mimando la realtà rielaborandola in termini che la rendono ambigua e sfuggente, vale a dire non più oggettiva, e come tale descrivibile nella sua concretezza inventata, ma filtrata attraverso le esperienze, le emozioni e anche le informazioni che sono patrimonio di ciascuno dei personaggi. In questi Cuccioli, per esempio, che traggono spunto da un racconto di Mario Vargas Llosa, riprendendone le vicende, ma rinarrandole in maniera autonoma, l'azione drammatica, la vera e propria trama, appartiene totalmente al passato. La commedia si sviluppa come una sorta di inchiesta - condotta però senza che i personaggi ne abbiano coscienza, e anzi quasi contro la loro volontà -, su certi eventi che si sono svolti molti anni prima, quando tutti loro erano ancora bambini o durante l'adolescenza. Adesso sono fra i trentacinque e i quarant'anni e l'occasione dell'incontro è una festosa cena di rimpatriata, inevitabilmente conclusa con l'evocazione di un passato comune.
E' assente, nel soggiorno di questa casa milanese di giovani rampanti, il vero protagonista del testo, che è anche la figura centrale dei loro discorsi e l'oggetto della loro indagine retrospettiva. O meglio è presente, in didascalia, in uno spazio parallelo e contemporaneo, una capanna nella foresta del Ruvenzori, piena Africa da cartolina cioè, continuamente battuta dalla pioggia.
Queste cose Andrea Jeva ce le mostra attraverso una serie di rapidi flash, quasi come una sceneggiatura di film, e di passaggi costanti tra lo spazio Milano e lo spazio Africa, creando così con accortezza quel tanto di suspense che serve a rendere teatralmente efficace la commedia. Non crede però che sia possibile, o lecito, conoscere la realtà al punto di fermarla una volta per tutte sulla pagina o sulle tavole di un palcoscenico. Perché la realtà è inconoscibile e compito di chi scrive non è quello di mettere ordinatamente in fila ciò che accade o è accaduto, ma domandarsi, per esempio, se è accaduto davvero, lasciare aperte tutte le eventualità, seminare tutti i dubbi, incitare chi guarda non ad assorbire una storia tutta esplicitata nel suo svolgersi, ma a coglierla nei suoi molteplici aspetti, a capire quanto possa essere ingannevole e bugiardo ciò che viene presentato con tutte le apparenze di un dato di fatto, sia pure inventato dall'immaginazione dello scrittore. Per questo il giallo non si chiude con la scoperta del reo, la rievocazione non conduce alla ricostruzione incontestabile del passato. Non ci sono soluzioni, non ci sono risposte. Tutto è fluido, inafferrabile: il drammaturgo non può essere l'onnisciente burattinaio delle creature della propria fantasia, ma soltanto accompagnarne le azioni, anche lui sorpreso, anche lui turbato. (Ettore Capriolo).
Critiche:
- (Stralcio da "Il Corriere della Sera" 6 Aprile 1990: "...La commedia scritta con mano felice, ricca di spunti comici, risulta particolarmente efficace laddove gli amici si lanciano nella ricostruzione del loro passato descritto con gusto ed incisività..."). (Magda Poli).

- (Stralcio da "La Repubblica" 8 Aprile 1990: "...La notte della memoria incrocia con questa materia calda e sentimentale due diversi atteggiamenti: la spensieratezza un po' acida del gruppo di amici, e l'eterno senso d'impossibilità del mutilato e della sua donna: gli uni e gli altri però impigliati nel ricordo..." "...Più che a una storia, insomma, siamo di fronte a una specie di parabola, che però manca di lieto fine, sicché assume un senso nichilistico assai inquietante: di fronte allo scherzo del destino, non c'è nessuna via d'uscita, né la finzione della normalità, né del sacrificio, né della solitudine, né dell'amore). (Ugo Volli).

- (Stralcio da "il Giornale" 30 Marzo 1990: "...Cuccioli di Andrea Jeva è uno struggente atto unico evocante in superficie la beata innocenza della prima infanzia, i turbamenti dell'adolescenza, i primi approcci sentimentali...". (Gastone Geron).

- (Stralcio da "l'Unità" 1 Aprile 1990: "...Cuccioli è un testo che funziona sulla scena, il cui pregio maggiore sta in un taglio di tipo cinematografico, in un linguaggio secco e incisivo, nel gioco ambiguo del tempo e della memoria...". (Maria Grazia Gregori).

- (Stralcio da "il Giorno" 15 Novembre 1990: "Il merito di Jeva è di avere riscritto efficacemente per la scena, con una serie di flash rapidi e incalzanti, e autonomi risultati, la narrazione di Llosa; e di aver fatto risuonare in un dialogo altrettanto svelto, che frammenta e ricompone abilmente gli elementi del plot, gli accenti verdi della prima giovinezza e le malinconie dell'età adulta...". (Ugo Ronfani).
Condizioni per la messa in scena:
"Cuccioli" è protetto dalla Soc. S.I.A.E. (Società Italiana degli Autori ed Editori) Sezione D.O.R. Viale della Letteratura, 30 - 00144 Roma - Italia.

Per contattare l'autore (N.B. togliere il nome dell'animale dall'indirizzo) (che chiede di essere informato di ogni produzione del presente lavoro)